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Buon anno accademico 2016-17 - Lasciar entrare Dio nel pensiero

buonAA2016-.17Un giorno rabbí Mendel di Kotzk stava ricevendo alcuni ospiti molto colti e sapienti.

All’improvviso li stupì chiedendo loro: «Dove abita Dio?».

Quelli reagirono ridendo: «Ma non lo sai? Il mondo non è forse pieno della sua gloria?».

Il rabbí, invece, replicò: «Dio abita dove lo si lascia entrare!».

Si tratta di una breve parabola presente nei cosiddetti racconti dei Chassidim, ossia quelle narrazioni sapienziali appartenenti a una comunità ebraica mitteleuropea sorta nel Settecento. La domanda del maestro della tradizione ebraica illumina un nodo capitale della vita di ogni uomo di fede, ma dice anche il senso della domanda di chiunque si interroghi seriamente su Dio. Come si potrebbe, infatti, riflettere su Dio, cioè fare teologia, se non fosse Lui l’origine di quella stessa domanda, se non ne fosse il primo ispiratore e la vera sorgente?

In questo senso, chi desiderasse accostarsi allo studio della teologia pensando che si tratti innanzitutto di uno sforzo e di una prestazione del proprio intelletto, sbaglierebbe l’obiettivo fin dall’inizio, perché anche il pensiero autentico di Dio può nascere solo da Lui: non è la nostra mente che può illuminare il mistero Dio, ma è Dio che può illuminare la nostra mente. La condizione previa è appunto quella chiarita dal rabbí Mendel di Kotzk a proposito di Dio, a patto cioè che lo si lasci entrare.

BussaCon questo spirito ci disponiamo a iniziare un nuovo anno all’ISSR di Belluno, sapendo cioè che anche lo studio della teologia nasce da un invito originario, poiché, come dice il libro dell’Apocalisse (3,20), è Lui che sta alla nostra porta e bussa, desiderando cenare con noi. Può sembrare strano che Lui stesso debba aspettare, e sperare, che gli si apra la porta.

                                                            don Rinaldo Ottone